Non è solo vino

Abbiamo gli strumenti per degustare ed apprezzare un vino? Io dico di sì.
Penso che i corsi per diventare sommelier, assaggiatori, degustatori siano molto importanti per darci i tecnicismi, nozioni, basi ed educare alle nostre bevute.
“Educare” ex- ducere, portare fuori. Quindi il vino e gli strumenti per far sì che esso possa essere apprezzato sono già dentro noi. I corsi ci possono di certo aiutare ad essere maggiormente consapevoli delle nostre bevute, ma una persona curiosa che per motivi di tempo o possibilità non vuole o non ha ancora avuto occasione di provare questa esperienza ha comunque il modo di vivere un’ esperienza molto intima.
Il vino non è élite, non è argomento da santoni e da sette. Il vino è di tutti.
Ora vi do una mia idea per vivere il vino che stiamo bevendo.
Primo accostamento che viene in mente, credo sia l’abbinamento cibo vino. Cosa c’è di meglio di trovare l’alchimia perfetta tra un piatto ed un vino. Verissimo. Il vino però si presta a molti altri abbinamenti o anche a similitudini. Provate a pensare.
Stappiamo la bottiglia, esame visivo, olfattivo, gusto olfattivo. Per i neofiti: “che bel colore, profuma, ottimo in bocca, ho finito la bottiglia”. Non me ne vogliano i colleghi sommelier. Un quadro che pian piano si va delineando. Proviamo adesso a pensare quali corde del nostro intimo va a toccare. Diamogli la possibilità e diamoci la possibilità di essere accostato a quella canzone. Perdiamoci nelle note dei Pink Floyd o di De Andrè come in quel “vino della domenica”, beviamo Barbera o Sangiovese come ad ascoltare un pezzo pop, beviamo Prosecco e via con la la hit della scorsa estate, un locale, gli amici ed ecco restituirci partendo da quella esperienza sensoriale, quella serata. Sta poi al nostro bagaglio andare a cercare l’abbinamento perfetto.
Lo stesso si può fare con un film, un libro, un’ opera d’arte una poesia e tutto ciò che amate e che conoscete davvero. Persino con le persone. Il vino ha dei tratti distintivi, altrimenti sarebbe tutto uguale. Anche le persone sono profondamente diverse tra loro e allora perché un vino non può essere accostato ad un uomo, per esempio alla delicatezza dei modi di un Pinot nero o alla forza un po’ grezza di un Morellino di Scansano. E perché no, quel gesto atletico del nostro sportivo preferito, il virtuosismo del musicista o l’interpretazione di un attore. E poi ancora, pensate al sesso. Non è tutto uguale grazie a Dio. Le sensazioni e gli amplessi mutano a seconda del partner e della situazione. Potrò avere un orgasmo, maschile o femminile che sia, che possa ricordare il frizzante del Lambrusco o la finezza del perlage di uno Champagne.
Pazzie da chi il vino lo mette sempre in mezzo e che non si stancherebbe mai di parlarne. Ma in fondo sono qui per questo e se lo state leggendo oltre a farvi le vostre idee sugli accostamenti, spero i più folli possibili, un po’ vi ho incuriosito ed anche voi amate il nettare di Bacco.
La curiosità muove l’amante del vino. Avete mai provato l’ immensa soddisfazione nell’ aver scoperto quella bottiglia, che non ha ancora avuto premi, non compare in nessuna guida del settore, non è ancora salita alla ribalta social, ma che abbiamo bevuto e ci è rimasta dentro? Ci è piaciuta, ci ha appagato, abbiamo ovviamente finito la bottiglia e adesso siamo custodi e divulgatori di un vino che ci sta a cuore e che vogliamo far provare e conoscere. Se poi il vino avrà successo, il merito, dopo quello di chi lo produce ovviamente, sarà un po’ anche il nostro, almeno per noi stessi.
Se non sarà così il vino è il “grande consolatore” ed allora anche in questo caso, in una accezione diversa da quella in cui viene abitualmente utilizzata sarà lì a dirci : “ti sono piaciuto, non sarò perfetto, ma mi ami. Sono il vino migliore del Mondo, del tuo mondo”. Se ci pensate, vale anche per gli affetti.
Fabio Malaspina
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