Mario Pastorello

Arrivando a Fubine in provincia di Alessandria ad una manciata di chilometri da casa mia, incontro un piccolo produttore della zona che fa della qualità il suo marchio distintivo. Un uomo affabile, ospitale e simpatico. Il suo nome è Mario Pastorello. Eredita una vigna dal padre. Lui nella vita fino a cinquant’ anni ha fatto altro, poi un po’ la passione un po’ la necessità, lo ha portato a tornare in campagna. Vigna e nocciole. Nel mondo del vino certo non ci si inventa dall’oggi al domani e questo Mario lo sa bene. Suo padre però ha ricevuto una promessa da un grande del vino, l’enologo Donato Lanati. Non si sa come il padre sapesse che un giorno il figlio, che aveva preso un’altra strada, si sarebbe messo a fare vino, ma in cambio di un favore fatto anni fa al celebre enologo, gli disse che si sarebbe sdebitato il giorno in cui suo figlio avesse deciso di produrre vino, aiutandolo. Così è stato e da qui una collaborazione che ha dato i suoi frutti.
L’ azienda agricola Mario Pastorello conta poco più di un ettaro di vigna, e la produzione per il momento è di due etichette. In realtà se ne trova una terza, ma non delle ultime annate. In cantiere prossimamente anche un bianco, ma per quello si dovrà attendere. Per gli altri invece, mi accomodo nell’accogliente sala degustazione.
Con Mario e sua moglie si parla un po’ di tutto, dalla vigna alla cantina, al modo comunicare.
Si passa quindi agli assaggi, accompagnati da focaccia e affettati di un produttore locale che l’attenta, accogliente e preparata Donatella ha messo in tavola per abbinare i loro vini.
Il primo assaggio è il Madò Monferrato doc annata 2018. 80% Barbera 20% Nebbiolo. Un ottimo vino, a partire dal colore. Al naso è fine ed avvolgente, così come in bocca risulta rotondo, con un tannino già ben integrato che diventerà perfetto con qualche anno di bottiglia. Ottima l’acidità che mi fa pensare ad un vino che avrà una grande evoluzione.
Si continua a discorrere di ciò che amiamo ed ecco la seconda bottiglia di Madò Monferrato doc. Questa volta l’anno è il 2017. Cambia l’etichetta, un po’ più classica e meno accattivante di quello degustato precedentemente così come cambia anche la forma della bottiglia. Anche il blend è diverso, 70% Barbera, 20% Nebbiolo, 10% Cabernet Sauvignon. L’anno in più in bottiglia si sente ed il vino è straordinariamente pronto. Buona la complessità e la beva, oltre ad un finale di ottima persistenza, per questo rosso nato nel 2009 con il nome tratto da Ma-rio e Do-natella, da qui Madò.
Il terzo assaggio è invece il “Passion” Piemonte Albarossa doc 2014. Colore rosso rubino intenso, al naso è un susseguirsi di frutta rossa matura e viola ed in bocca caldo ed avvolgente con una trama tannica perfettamente integrata. Un vino che si presta a svariati abbinamenti gastronomici.
Per tutti i vini sopracitati, il denominatore comune è uno straordinario rapporto qualità/prezzo.
Credo che di questa cantina ne sentiremo ancora parlare nei prossimi anni ed apprezzeremo i grandi risultati che riusciranno a raggiungere.
Fabio Malaspina
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