Poggio Lupo

Torno dalle vacanze. Roma, direzione Siena, non è proprio sulla strada, ma da un amico come Massimo ci devo per forza passare. Il nostro primo incontro è stato a Milano ad una manifestazione, da lì non ci siamo più lasciati. Ci siamo scritti spesso sui social, ci siamo confrontati quando tutto andava bene ed anche quando il lockdown ha creato non pochi problemi. Spesso ho bevuto i suoi vini, li ho sempre trovati ottimi, con una eccellente ricerca dei vitigni. Siamo tra Umbria e Toscana ad Allerona e la cantina è Poggio Lupo.
Sono stato felicissimo di poter incontrare nuovamente Massimo, questa volta nel suo regno. Qui sono piantati Verdello, Grechetto, Malvasia, Trebbiano, Chardonnay, Sauvignon blanc, Cabernet Sauvignon, Merlot ed il Petit Verdot. Tutto coltivato in regime biologico. Intorno alle vigne il nulla, solo un torrente il Rivarcale. Una pace assoluta per queste vigne.
Nelle sue bottiglie invece tutto il lavoro e la passione di Massimo e suo figlio Alberto. Oltre ai già noti Del Sole Vigna Vecchia, Del Sole Sauvignon, Della Luna Merlot e Della Luna Petit Verdot, che adoro, altre tre etichette arricchiscono la famiglia Poggio Lupo.
La prima è uno spumante metodo classico, Delle Fonti Brut Nature, 24 mesi sui lieviti, da uva Verdello esprime al naso note di lievito, crosta di pane e tanto agrume. In bocca molta acidità ed una buona sapidità con un finale persistente. Un vino che si presta a svariati abbinamenti gastronomici.
Veniamo ora all’ altra novità. Il vanto di Massimo. Non solo ha riscoperto questo vitigno e ha tenuto viva l’Allerona igp, ma ha fatto un capolavoro. Nella sua espressione la soddisfazione di chi aveva un sogno e lo ha realizzato esattamente come aveva in mente. Fin dal primo assaggio mi rendo conto di essere davanti ad un grande vino. Uno di quei bianchi che piacciono a me. Il suo colore è giallo paglierino, il naso è un susseguirsi di sentori di pera e biancospino, menta e salvia con un finale agrumato. In bocca spicca per acidità, buona anche la sapidità con una chiosa che vira sulla mandorla. Buona anche la persistenza. Un vino che sono certo saprà evolversi in modo eccezionale riposando qualche anno in bottiglia. Si deve solo aspettare. Guardo Massimo e mi complimento con lui. Posso fare solo questo davanti a questa ottima bottiglia.
La terza, di cui faccio solo il nome e ne parlerò prossimamente, quando uscirà sul mercato, è un rosso, il Rivarcale, un blend di Merlot e Petit Verdot. Ne assaggeremo di certo delle belle. Ho molta curiosità verso questo vino, visti gli ultimi successi della cantina.
Queste sono le storie che amo. Non vedo l’ora di rivederlo per poter ancora confrontarci ed imparare dai suoi racconti, vedere la gioia negli occhi di chi ha speso una vita per il vino e che grazie a tanta fatica, dedizione e capacità, riesce a superarsi ogni giorno per poterci offrire calici di qualità eccellente.
Fabio Malaspina
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